La fermata

La ferrovia Ostiglia - Treviso attraversava il fiume Bacchiglione con un importante opera d'arte, fra le più di rilievo come impegno per la costruizione e bellezza archittetonica. Il ponte, avente una luce retta di 50 metri, era composto da una travata metallica a gabbia formata da 6 maglie portanti triangolari laterali, le cui travi erano piene in quelle relative ai puntoni di testata e a traliccio nelle maglie intermedie, nei punti di massimo carico. La travata, tramite gli apparecchi di appoggio fissi (lato Ostiglia) e con cuscinetti a rulli (lato Treviso) per la dilatazione termica, scaricava il proprio carico sui piani di appoggio in dura pietra di trachite delle spalle in muratura; previste con larghezza per l'appoggio di una seconda travata dal lato sinistro in direzione Treviso per l'eventuale raddoppio della linea. Le spalle presentavano 6 luci laterali (2 lato Ostiglia e 4 lato Treviso) formate da degli archi in mattoni a sesto ribassato di 8 metri di luce ciascuno. Il restante della struttura muraria era formato da conci rettangolari in pietra di trachite, eccetto i muretti di parapetto costruiti in mattoni.

Anche questo ponte fu oggetto di "visite" da parte dei cacciabombardieri alleati che tuttavia non riuscirono a colpirlo. La cronaca registra un'incursione sopra Colzé effettuata il 20 gennaio 1945 da alcuni P-47 del 57° gruppo che evidentemente avevano scelto il ponte come obiettivo. Inoltre la cronaca locale riporta un'azione di bombardamento su Colzé il 23 febbraio e un'altra il 2 marzo 1945. Dalle ancora vive testimonianze che si sono potute raccogliere presso i residenti del posto, all'epoca ancora dei ragazzini, si apprende che esso fu minato dai genieri tedeschi nella loro ritirata. Ma ormai le scarse scorte di esplosivo di cui disponevano i germanici, risultarono inadeguate per abbattere un ponte metallico. Fatte brillare le cariche, si constatò un leggero spostamento delle travature sui rulli d'appoggio e nulla di più. Almeno questo ponte rimase praticamente intatto dopo essere stato risparmiato dall'aviazione alleata.

In merito ad una delle incursione dei P-47, vi è il ricordo di un aereo proveniente da ovest che sganciò due bombe, una delle quali esplose sulla massicciata, l'altra invece non si attivò e c'è da ritenere che sia rimasta ancora sepolta nel terreno o sia stata recuperata e resa innocua. Di ciò fu testimone oculare il ragazzino della vicina fattoria, che, vinto dalla curiosità di assistere al bombardamento aereo, e quando mai si sarebbe ripresentato un evento così straordinario?, non entrò subito nel rifugio che era stato costruito presso la casa colonica e rimase per un po' all'ingresso, fornendo così ora questa preziosa testimonianza. I P-47 Thunderbolt potevano portare due bombe da 500 libbre ancorate su due piloni subalari sotto le semiali. Disponevano anche di un serbatorio ventrale supplementare di carburante che, venendo normalmente sganciato quand'era vuoto (o prima di ingaggiare uno scontro aereo per alleggerirsi), poteva essere scambiato per una bomba.

Informazioni

La realizzazione della bretella stradale fra località Ghizzole e località Colzè, in occasione dei lavori di realizzazione dell'autostrada Valdastico Sud, sopra il tracciato ferroviario dell'Ostiglia ha comportato la completa demolizione di tutte le infrastrutture ferroviarie in questo tratto (indicata come soluzione proprio da qualche sindaco dei vicini comuni durante la progettazione dell’autostrada, quando si poteva tranquillamente salvare il ponte e costruire la strada di fianco). Si contano in tutto nove ponti demoliti fra cui il più importante ero lo storico ponte sul fiume Bacchiglione. Nonostante vi sia una legge della Regione Veneto antecedente che tutela già da tempo tutte le infrastrutture dell'Ostiglia-Treviso con vari progetti di salvaguardia storica, turistica e culturale della linea e tutta l'area risulti attualmente di proprietà delle Ferrovie dello Stato, nulla ha impedito la demolizione. La distruzione di queste strutture, che si potevano definire delle vere e proprie opere d’arte storiche da conservare e valorizzare, costituisce una delle perdite più gravi finora avvenute del patrimonio storico e culturale della ferrovia Ostiglia – Treviso e denota come oggigiorno prevalga l'ignoranza e l'interesse di pochi, a discapito del territorio e della collettività.